Quando muore il tuo idolo

Dopo il suicidio di Jong lo scorso 18 dicembre, ho avuto modo di pensare a molte cose... E' sempre strano dover affrontare la morte di una persona che oggettivamente, non hai mai conosciuto. E' difficile, far arrivare a gli altri, quanto sia vera e dolorosa la tua sofferenza in quel momento.
Le persone, non hanno tatto. Sanno solo dirti: "Era solo un cantante!"
Come se la morte di una persona si giudicasse solo in base alla sua professione, mi domando come si sentirebbero ad un'ipotetica morte di un loro familiare se qualcuno li dicesse: "Era solo un'imbianchino!" Forse allora, lì capirebbero quanto è stupido dire quella frase, che la sofferenza data dalla morte di una persona non è legata alla sua professione, ma a ciò che ci ha donato quella persona nel corso della sua vita. Poi, non possono mancare i paladini della giustizia di turno con la loro tipica frase: "In Africa muoiono centinai di bambini ogni giorno e la gente si preoccupa di un cantante!" A quelle persone, che 99 su 100 indossano scarpe Nike/Adidas/ecc. che vengono prodotte attraverso lo sfruttamento minorile, vorrei solo dire:
Noi, non siamo Dio. Noi, siamo esseri umani. Siamo egoisti. Pensiamo solo alla nostra sofferenza, alle nostre perdite.
E credo che sia più leale dire: "Mi dispiace, ma io non riesco a pensare a questo, riesco solo a pensare di aver perso una persona a me cara."
Piuttosto che tirar fuori la frase su i bambini che muoiono di fame solo per convenienza e due like in più su FB e tra parentesi, siete pessimi.
E qui giustamente poi devi spiegare, devi spiegare come una persona che non hai mai conosciuto sia stata in grado di darti così tanto, ma come lo riesci a spiegare?
Come puoi far comprendere che solo attraverso il suo sorriso o i testi delle sue canzoni riuscivi ad avere una buona giornata? E' molto difficile da spiegare, ma è così.
Buone vibrazioni.
Penso che siano le parole che possono esprimere al meglio questo sentimento, sì, quella persona riusciva a trasmetterci qualcosa di buono, qualcosa di cui avevamo bisogno. Qualcosa che gli altri, anche persone magari molto vicine a noi, non erano in grado di darci.
Così poi ci si lega al proprio idolo e questo legame, si fa più forte nel corso degli anni.
Perché si creano i ricordi.
Quando ho conosciuto Jong ed il suo gruppo avevo 12/13 anni, adesso ne ho 21, parliamo di 9 anni. 9 anni pieni di ricordi. Dall'inizio alle medie dove a ricreazione facevamo risuonare Ring Ding Dong dai nostri telefoni, alle superiori con Everybody e da lì ogni anno a luglio quando il tempo afoso ci faceva pregare di avere il Natale il prima possibile con Colorful. Fossero stati solo piacevoli ricordi, ricordi che non mi sono stati "di grande aiuto" nella mia vita, magari la sua perdita non sarebbe stata così dolorosa, ma ricordo i pomeriggi d'autunno nel picco della mia depressione ad ascoltare solo e solamente la sua voce in Story Op.1, dove con una tazza di tè caldo ed End of the day in sottofondo mentre la pioggia si posava delicata sulla finestra, il mondo mi sembrava un posto meno cattivo. Riusciva a trasformare la sofferenza in un'opera d'arte con la sua voce. Non era più qualcosa di brutto, ma qualcosa quasi da ammirare, un capolavoro visibile solo a chi avesse un peso nel cuore. Credo, che i testi di Jong e le sue canzoni siano davvero un privilegio per pochi, sono felice di essere riuscita a coglierne l'essenza. Ho ricevuto qualcosa che forse in pochi hanno avuto mai la possibilità di avere almeno una volta nella loro vita. Mentre scrivo questo, le mie dita sono accompagnate da Diphylleia grayi e all'improvviso scrivere le mie emozioni sembra qualcosa di così semplice... Vado a tempo con il ritmo del pianoforte e mi rendo conto come anche nella tristezza più assoluta, dove non riesco a dire che cosa ho dentro, dove sento che le persone non riescono a capire la sofferenza che ho dentro, Jong stia continuando ad aiutarmi.
Ecco perché alla fine molti di noi, si sentono in colpa quando perdono il proprio idolo in modo così tragico.
Loro ci danno così tanto, loro fanno così tanto per noi con uno strumento così semplice come la voce, ma noi che cosa possiamo fare per loro? Noi come possiamo farli arrivare la nostra voce? E poi, la nostra voce è in grado di toccare determinate corde dell'anima come fanno le loro? Noi fan siamo così impotenti. Molte volte abitiamo così lontano da loro, non abbiamo nemmeno la possibilità di farli arrivare un messaggio, tanto meno di incontrarli. Viviamo con la speranza che loro stiano bene, che sia tutto okay, ma eventi come questo ci ricordano che molte volte loro sono i primi a soffrire molto più di noi.
E allora che fare? Dobbiamo vivere con l'ansia perenne che domani uno di loro possa lasciarci di nuovo? No. Perché questo non sarebbe vivere.
Possiamo invece, ricordargli con ogni mezzo che abbiamo, con qualsiasi social a disposizione, che loro non sono da soli. Che anche loro, hanno noi dalla loro parte. Che è un rapporto ricambiato, che non è a senso unico.
Con la consapevolezza però, che questo non è detto che cambierà le cose.
Che, che tu sia un idolo o una persona normale, sei solo tu, da solo, con la tua volontà, che puoi distruggere i demoni che hai dentro di te.

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